Dietro l’iniziativa di costituire una Rete d’impresa ci sono sempre incentivi economici, di varia natura, che possono andare dalla possibilità di aumentare il potere contrattuale dei partner di rete nello acquisto delle risorse produttive, alle sinergie generate dallo “incrocio” delle tecnologie che i partner portano in rete.
Si tratta, però, di incentivi che saranno, a seconda dei contesti, più o meno intensi, più o meno duraturi nel tempo e, quindi, in qualche misura casuali.
C’è però la possibilità di costituire Reti d’Impresa che garantiscano vantaggi economici sistematici e prevedibili.
Le reti che si vanno a costituire sotto l’egida del Contratto di Rete, di cui alla L. 33 del 09/04/2009 e successive modificazioni, hanno, come caratteristiche distintive, la leggerezza dei vincoli tra i partner e la pariteticità, per questi, dei meccanismi di rappresentanza. Come noto (si veda l'articolo Finalità e caratteristiche salienti del Contratto di Rete ) queste caratteristiche pongono il problema delle difficoltà di coordinamento della rete che si possono risolvere dotando quest’ultima di un corpo di regole di collaborazione, tra i partner, che siano già definite e condivise nel momento in cui si entra in rete (si veda R.Tononi, “Reti d’Impresa: nuovi paradigmi di Management ?”, Leadership & Management, Anno II num.13 Marzo-Aprile 2012, pagg. 49-51 Tecna Editrice-Roma).
L’elemento di grande interesse in questa soluzione è che quelle stesse regole possono essere progettate così da produrre, con la loro attuazione, vantaggi economici per l’intera rete che siano evidenti e misurabili, tali, quindi, da permettere di prevedere che saranno maggiori dei costi che, comunque, la collaborazione inevitabilmente comporta.
Si tratta, pertanto, di confezionare regole-modalità di collaborazione tra i partner, in grado di produrre benefici netti per la intera rete, traducibili in incrementi di profitto per i singoli partner, attraverso opportune ripartizioni, tra loro, di quei benefici; ripartizioni che, pure, faranno parte di quel corpo di regole.
Ma, in concreto, di che regole stiamo parlando ?
Dovrebbe risultare intuitivo che ci stiamo riferendo a regole di collaborazione operativa tra i partner, che, per produrre benefici netti, incidano sul fronte dei costi operativi, abbassandoli, o/e sul fronte dei ricavi dalle vendite sul mercato, alzandoli.
Di fatto, le opportunità d’intervento sono numerose; qui ci limiteremo a vedere le più significative,iniziando dalle regole che possono ridurre i costi operativi della intera rete.
Per reti che producono beni materiali e che comportano scambi di risorse produttive tra partner, si possono introdurre regole che sincronizzino detti scambi in modo da minimizzare i relativi costi di trasporto; si tratta, in altre parole, di pianificare le tempistiche degli ordini di scambio delle risorse in modo che i moduli di trasporto impegnati viaggino quanto più pieni possibile, sia all’andata che al ritorno.
A tal fine, la tempistica di ciascun ordine non va più decisa solo dai due partner fornitore ed acquirente interessati, ma va coordinata con la tempistica degli ordini che interessano tutte le altre coppie di partner.
Si può, in tal modo, ridurre l’incidenza dei costi fissi di trasporto sul costo complessivo del bene che la rete porta sul mercato.
Un’altra possibilità di intervento è quella relativa alla determinazione della entità degli scambi di risorse produttive tra partner. Per far fronte alla domanda di mercato del bene che la rete offre, si deve rispondere con congruenti flussi di produzione dei componenti costitutivi, di quel bene, che potranno essere trasferiti tra partner con varie modalità, poiché si può ricorrere sia a scambi frequenti di piccole quantità di risorse, sia a scambi infrequenti di grandi quantità. Ma, dal punto di vista dei costi di gestione delle scorte, le varie modalità non sono affatto equivalenti, poiché ce n’è sempre una che consente di minimizzare questi costi.
Anche qui, però, è necessario un coordinamento complessivo dei partner, poiché le entità degli scambi sono influenzate anche dalle tempistiche degli ordini.
Parlando di gestione delle scorte, c’è tutto il problema delle scorte di sicurezza che servono per assicurare un determinato livello di servizio al cliente e che possono, però, comportare costi notevoli.
Qui si può comunque intervenire per fissare un livello di servizio ottimale che minimizzi i costi associati a questa problematica, ma si possono anche introdurre regole di coordinamento che definiscano come distribuire tra partner le scorte di sicurezza con potenziali ulteriori risparmi. Ad esempio, se la rete include due partner che vendono al dettaglio, per garantire lo stesso livello di servizio al cliente finale, si possono avere due scorte di sicurezza di uguale entità presso i due dettaglianti, oppure una unica scorta di sicurezza accumulata presso uno solo dei due, ma disponibile ad entrambi: in questo secondo caso la entità della scorta, contrariamente a quanto si potrebbe intuire, è sensibilmente meno che doppia, con un conseguente importante risparmio.
Altra opportunità di ridurre i costi operativi della intera rete è determinata dalla possibilità di distribuire i flussi di produzione tra i partner in modo da sfruttare le diverse strutture di costo che i partner hanno in funzione dei quantitativi da produrre. Ad esempio, se si hanno in rete due partner che producono lo stesso tipo di risorsa, ma uno è in grado di farlo con costi più bassi dell’altro, purché in quantitativi siano maggiori, in quanto è in grado di sfruttare economie di scala che l’altro non possiede, è chiaro che il flusso produttivo totale che la rete richiede va distribuito in maniera asimmetrica tra i due partner, se si vogliono minimizzare i costi. Questo è ancora vero se si hanno più di due partner che producono la stessa risorsa; nel qual caso, la scelta di come distribuire i flussi tra quelli sarà più complessa, ma ciò che qui si vuol evidenziare è che servono , comunque, opportune regole di collaborazione fra tutti i partner, indirizzate, qui, a definire e a consentire la distribuzione dei flussi di produzione che portino a minimizzarne i costi di rete.
E’ quasi superfluo aggiungere che una riduzione dei costi di rete equivale ad un aumento dei profitti di rete che, poi, possono tradursi in aumento dei profitti dei singoli partner.
Ancora, sul fronte dei costi per reti che producono servizi, si possono introdurre regole di collaborazione che sfruttino appieno l’essenza dello stare in rete, per ridurre i costi di produzione a parità di qualità del servizio o, viceversa, aumentino quest’ultima a parità di costi di produzione. Ad esempio, per reti che forniscono servizi di tipo turistico, quali ristorazione, alloggio, entertainment e così via, consentendo e gestendo opportunamente lo scambio di clienti tra partner che forniscono lo stesso tipo di servizio, si possono ridurre, ed anche di molto, le code di attesa del cliente per usufruire del servizio stesso, e questo a parità di costi di produzione, senza ulteriori tipi d’intervento.
Quanto mai interessante è la possibilità di incidere sull’aumento dei ricavi di rete.
Un primo modo, che coglie tutta l’essenza operativa delle Reti d’Impresa, è quello di governare lo scambio di risorse tra partner con un unico contratto multilaterale che vada a sostituire la pletora di contratti bilaterali di compra-vendita con i quali, normalmente, le imprese si scambiano, a due a due, risorse.
Un unico contratto multilaterale, che veda coinvolti tutti i partner di rete, ha il potenziale di far crescere, in maniera del tutto spontanea, l’offerta di mercato della rete così da consentire maggiori ricavi dalle vendite e, quindi, a parità di curva della domanda di mercato, maggiori profitti di rete senza richiedere investimenti di medio-lungo termine sull’aumento di capacità produttiva dei partner. Il contratto multilaterale deve essere basato sul concetto di “Revenue Sharing” che, come noto, può essere concretamente attuato con diverse modalità, quali quelle di “buy back”, di “franchising”, di “fornitura in conto vendita”… e quant’altro. A seconda delle condizioni di mercato e di produzione della rete, questo approccio può portare a risultati notevoli: basti, qui, rammentare che l’adozione del contratto di buy back nella rete di Blockbuster, che commercializza home video, ha prodotto un aumento della propria quota di mercato dal 26% al 42%.
E’ qui superfluo sottolineare che l’adozione di un unico contratto multilaterale costituisce, di per sé, una forma di collaborazione di alto livello tra i partner di rete.
Altra interessante modalità per puntare allo aumento dei ricavi è quella di confezionare un marketing mix che permetta alla rete di migliorare la posizione strategica di mercato; a tal fine, si deve arrivare a definire una offerta di mercato che proponga l’opportuno rapporto qualità/prezzo. Poiché le diverse caratteristiche di qualità, del prodotto che si porta sul mercato, sono sotto il diretto controllo dei diversi partner di rete, è qui necessario confezionare un piano strategico valido per la intera rete e costruito con la collaborazione d tutti i partner.
Questo si può ottenere agevolmente con opportune metodologie, già ampiamente sperimentate, come quella di “Quality Function Deployment”.
In coda alla definizione del piano strategico di rete, si hanno tutti gli elementi per poter scegliere su quali caratteristiche di qualità si deve intervenire per arrivare a massimizzare il rapporto qualità/costo e, quindi, a posizionarsi sul mercato a costo minimo; quest’ultimo tipo d’intervento va spesso sotto il nome di “allineamento delle caratteristiche di qualità”.
Con la definizione del piano strategico, la rete punta a ritoccare il proprio posizionamento di mercato; ma se si vuole tentare di ottenere un miglioramento di ampia portata, si deve puntare alla innovazione pro-attiva di prodotto, con questo termine intendendo la messa a punto di un prodotto che soddisfi esigenze già presenti sul mercato, ma ancora latenti poiché nessuno è ancora riuscito a coglierle ed a soddisfarle.
Anche in tal caso, l’approccio di innovazione da adottare, e che tra l’altro risponde ad uno degli obiettivi espliciti della norma sul Contratto di Rete, richiede la collaborazione di tutti i partner di rete, poiché, a priori, non è noto in quale fase del ciclo di realizzazione del prodotto bisognerà intervenire e, quindi, poiché le diverse fasi sono sotto il controllo dei diversi partner, questi vanno tutti coinvolti.
E’ evidente quanto possa essere complesso far collaborare imprese molto diverse, in competenze e cultura, in un procedimento d’innovazione già per sua natura complesso e che, quindi, non può certo essere improvvisato. Servono perciò approcci che sono stati opportunamente progettati allo scopo.
Per riassumere, gli interventi che la costituzione di una Rete d’Impresa consente di effettuare sono svariati e tali da poter rispondere alla domanda iniziale: “non di chimera si tratta, ma di concrete possibilità di poter guadagnare subito di più”. Ma ci si deve lavorare in maniera opportuna e competente.
Alcune organizzazioni si sono già mosse per creare un corpo di ben definite regole di collaborazione tra partner di rete, in grado di conseguire i risultati sopra illustrati.
Tra queste organizzazioni c’è stata l’ENEA, dalla quale sta per nascere uno spin-off, col nome Pro-CORA, dedicato a supportare le Reti d’Impresa nell’adozione di quelle regole (http://info.bologna.enea.it/webpapers_files/CORA6.wmv )
Chi è interessato può contattare l’ing. Gilda Massa, A.D. di Pro-CORA (
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).
Roberto Tononi
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