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Mondadori e Assoretipmi

Alternanza Scuola-Lavoro: firmato Protocollo d'intesa tra ANPAL e ASSORETIPMI

COMUNICATO STAMPA 

Alternanza scuola-lavoro:

firmato Protocollo d'intesa tra Anpal e Assoretipmi

L’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro e l’Associazione Reti di Imprese Pmi hanno firmato un protocollo per migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti anche nelle reti di imprese

 

  

 header-anpal-assoretipmi 

Roma, 18 Dicembre 2018  

Favorire l’incontro tra le imprese e il sistema di istruzione e formazione. Migliorare i percorsi di transizione dall’istruzione al lavoro dei giovani studenti. Valorizzare e diffondere modelli efficaci di alternanza scuola-lavoro. Sono questi gli obiettivi del protocollo d’intesa firmato da Anpal con Assoretipmi, l’Associazione nazionale indipendente che dal gennaio 2012 diffonde la cultura e lo sviluppo delle reti di imprese in tutte le regioni italiane.

L’accordo mette in campo azioni sinergiche volte a coniugare le finalità educative del sistema dell’istruzione e formazione con le esigenze del mondo produttivo, promuovendo un rapporto strutturato con il mondo del lavoro.

Le iniziative concordate prevedono in particolare:

  • la diffusione della cultura dell’alternanza e di altri strumenti della transizione (come tirocini e apprendistato);
  • l’adozione di modelli e buone pratiche;
  • l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione;
  • la costruzione di un raccordo strutturato tra il mondo produttivo e le istituzioni scolastiche, le Università, gli ITS e i centri di formazione professionale;
  • l’attivazione di percorsi personalizzati di transizione;
  • il coinvolgimento delle reti di imprese come soggetto di sempre maggior interesse nelle politiche attive del lavoro a livello nazionale;
  • l’autoimprenditorialità come percorso di vita e di realizzazione personale;
  • la promozione e la valorizzazione delle esperienze nei confronti degli associati di Assoretipmi

La sinergia con Assoretipmi è un ulteriore tassello della strategia messa in campo da Anpal per potenziare l’alternanza scuola-lavoro in Italia. Le reti di imprese sono infatti un fenomeno in grande crescita che rappresenta un importante opportunità di sviluppo per le Pmi. L'aggregazione – che può imporsi come nuovo modello economico per competere sullo scenario internazionale - consente infatti alle piccole e medie imprese di creare innovazione e di superare crisi congiunturali e strutturali.

“In virtù di questo accordo – sottolinea Eugenio Ferrari, presidente di Assoretipmi – vogliamo mettere in piena luce l’importanza strategica delle reti d’impresa per l’economia nazionale. I giovani devono poter guardare anche a questa dimensione aziendale, che spesso è sinonimo di eccellenza nel contesto italiano, soprattutto in un sistema strategico di aggregazione con altre imprese”.

“La partnership tra scuola e impresa è uno strumento fondamentale per sviluppare le competenze trasversali degli studenti – spiega il presidente di Anpal, Maurizio Del Conte – L’alternanza è un momento di particolare rilievo per un ragazzo, sul piano formativo, educativo e di preparazione al lavoro. Ma è un’esperienza molto positiva anche per i datori di lavoro. Ritengo infatti che la collaborazione tra scuola e soggetto ospitante sia il miglior modo che hanno le aziende per investire a lungo termine sul proprio capitale umano”.

 

Vai all'articolo sul sito ANPAL

LINK AL PROTOCOLLO D'INTESA ANPAL-ASSORETIPMI

 

Pubblicato inComunicati Stampa
Venerdì, 07 Giugno 2013 06:57

Noi cinquantenni, la generazione cerniera

Noi cinquantenni, la generazione cerniera

di Eugenio Ferrari

 

Noi, quelli della generazione cerniera, da piccoli, dai 5 anni in su, abbiamo cominciato a scrivere usando ancora inchiostro e pennino. Il banco, dove stavamo seduti per troppe ore al giorno, aveva un foro dove inserire il calamaio e la penna era una specie di stiletto appuntito di bachelite, o forse semplicemente di plastica (anche se non sono sicuro che la plastica esistesse già). Difficile rendere fino in fondo le differenze tra adesso ed allora, quindi avviso gli under 35 che continueranno a leggere del forte rischio di problemi di incomunicabilità.

Con i pantaloni rigorosamente corti fino a 12-13 anni, si iniziava da subito ad affrontare il mondo con una serie di rigide regole educative, forse le uniche efficaci, dove la famiglia e la scuola si davano il cambio in una sorta di protocollo piuttosto rigido, se ripenso a come il tutto era impostato. E così crescevamo in una atmosfera severa da un lato e molto ingenua dall’altro, rigorosamente etero diretta, i cui capisaldi letterari erano, in ordine cronologico, “Pinocchio”, il libro “Cuore”, e, più avanti, “I promessi Sposi”. Più in là non si andava, ma chissà, forse non era poi così sbagliato e talvolta assistevamo a qualche vero e proprio miracolo della storia umana, di cui a tutti noi rimane in qualche modo il ricordo rigorosamente in bianco e nero, come quello dello sbarco sulla Luna o un altro piccolo miracolo italiano, proveniente dal Messico, lo straordinario Italia-Germania 4 a 3.

Nel frattempo l’ingenuità e la timidezza si scontravano con le regole dell’adolescenza, sempre abbastanza crudeli e spietate. Non essendoci ancora tutto questo dialogo aperto tra genitori e figli, ogni cosa, anche le prime cotte, si snodava tra patemi, timidezze e passioni rigorosamente segrete, forse fatte più di immaginazione che di esperienze reali. Ma forse anche oggi succede così. Poi, dopo i primi amori e le prime esperienze “sul campo”, cioè verso i 16-18 anni, le cose cominciavano a prendere lentamente un loro corso e una loro evoluzione. Ma non per le dimensioni dei banchi, quelli sarebbero stati gli stessi dall’asilo all’università.

Per noi, quelli della “generazione cerniera”, iniziò in Italia, proprio in quei nostri anni dell’adolescenza, una vera e propria guerra civile. Difficile credere o immaginare per gli under 35 di oggi cosa sia stata l’Italia nei dieci anni dal 1970 al 1980. Vivevamo e crescevamo nelle città spesso in stato d’assedio, tra manifestazioni e cortei di cui per noi era impossibile capire il senso, divisi da un lato tra le nostre timidezze e le nostre cotte adolescenziali e dall’altro da uno stato d’animo perennemente scosso dalle notizie giornaliere di qualche attentato, rapimento, esplosione o uccisione avvenuta da qualche parte, un periodo interminabile culminato il 2 agosro 1980, con la strage della stazione di Bologna.

Questo scenario così cupo e pieno di contrasti sarebbe stato per noi solo l’inizio di quello che anche per i successivi 30-35 anni di vita sarebbe stato poi un interminabile percorso a ostacoli e una metamorfosi senza sosta, anche se per fortuna non più così cupo e cruento. Sarà difficile crederlo per un ventenne di oggi, ma il computer, il telecomando, il cellulare non esistevano ancora. Si scriveva sempre a mano anche se non più con il pennino ma con la biro, ci si alzava ogni volta dalla poltrona per cambiare canale tra i due o tre disponibili, e si viveva praticamente in ogni famiglia con un solo telefono, inteso ancora come quelli col filo e col disco rotante per fare il numero.

Non è solo una sconvolgente rivoluzione sociale e tecnologica quella che abbiamo vissuto sulla nostra pelle in questi lunghi 50 anni di vita, ma una continua metamorfosi spesso estrema, che noi abbiamo vissuto e forse spesso subito facendo semplicemente del nostro meglio, in una corsa a perdifiato per imparare qualcosa, resettare il tutto, e tornare a imparare la nuova successiva  meraviglia tecnologica che nel frattempo sostituiva la precedente, già vecchia ma ancora recente. Non solo un continuo cambiamento di tecnologie e prodigi dell’elettronica, ma un mutamento di abitudini, regole, mode che nel frattempo, anno dopo anno, trasformavano inesorabilmente la nostra vita costringendoci ad un aggiornamento continuo anche delle nostre abitudini e delle nostre vite lavorative.

E adesso eccoci qui, molti di noi sfiniti da questo interminabile slalom, in cui siamo passati da un mondo dove esistevano cose semplici e ingenue sorrette da una educazione severa ma anche da un rassicurante clima di certezze assolute, perlomeno apparenti, ad una vita quotidiana all’insegna dell’incertezza totale su tutto. Anche noi cinquantenni, seppue con maggior distacco rispetto ai giovani e giovanissimi, dobbiamo sottostare all'invasione della tecnologia pur non credendo piùi a nessun miracolo promesso dalla pubblicità e dal marketing che cioè stia proprio lì, dentro al consumo dell’ultima diavoleria elettronica, la magica soluzione ai nostri problemi. Mentre per molti giovani l'illusione della tecnologia spesso si traduce davvero nella spasmodica ricerca dell’ultima straordinaria e rivoluzionaria applicazione da smartphone, quella che potrebbe farti diventare milionario e risolvere d’un colpo ogni problema. Una specie di nuova e tecnologica ricerca della pietra filosofale.

Noi della generazione cerniera, quando ci guardiamo attorno e quando ripercorriamo il percorso di questi nostri 50 anni di vita, non riusciamo più a vedere nessuna pietra filosofale. Spesso ci portiamo dentro solo una grande stanchezza per tutti questi mutamenti incessanti, troppi forse per una vita sola, calati in quello che forse sarà per sempre ricordato come il periodo storico di trasformazione più radicale e improvviso nella storia dell’uomo. Tutto questo però, purtroppo, senza la possibilità di consegnare nessuna certezza alle future generazioni, come invece a noi, bene o male, era stato concesso avere, o almeno credere di avere.

Ci ritroviamo spesso esclusi anche dalle statistiche che inesorabilmente sanciscono e fotografano la realtà. Prima di noi una generazione la cui vita si è (per fortuna) allungata a dismisura e tende all’immortalità, dopo di noi una generazione di 20-30enni destinati ad una specie di eterna adolescenza e dipendenza dai genitori, spesso senza nessuna concreta possibilità di crescita effettiva, di staccarsi dall’alveo parentale e di passare definitivamente dallo status di figli a quello di genitori, e con la quasi certezza di ritrovarsi senza nessuna esperienza lavorativa spendibile sul mercato..

E che esperienze mai si potrebbero fare oggi, con le aziende che chiudono invece di aprire. In mezzo a tutto questo noi ci sentiamo spesso come dei fantasmi, troppo vecchi per ricominciare da zero, e sempre e per sempre troppo giovani per andare in pensione, o anche solo pensarci. Nelle statistiche noi spesso non siamo presenti, la società ci vede come quel blocco generazionale di cui non ci si deve occupare perché non coinvolto nei problemi degli anziani da un lato e dei giovani dall’altro. Non ci è concesso far parte del problema, perché sarebbe come ammettere che la società intera è a rischio di implosione su sé stessa, anche se invece è esattamente quello che sta succedendo.

In questa eterna terra di mezzo che noi della generazione cerniera stiamo percorrendo da quando siamo nati in un vero proprio susseguirsi di montagne russe, un nuovo ruolo ci si sta preparando, un ruolo ancora una volta duro e difficile, in cui dovremo trovare nuove energie e nuove risorse scovandole chissà dove, come da sempre ci è successo di dover fare. Ci si prospetta l’inedito destino di traghettatori. Di portare il mondo da un prima che non vuole lasciare abitudini e regole sociali ormai obsolete anche se sono le uniche ancora omologate per consentici di andare avanti e per lo meno sopravvivere, a un mondo che invece non esiste ancora e che oggi naviga a vista tra apps tecnologiche, adolescenze eterne e incertezza su tutto. Siamo noi gli unici che possono farlo e siamo noi quelli a cui tutti guardano, in questo nostro fantasmatico apparire e scomparire tra indagini e statistiche che non vogliono prenderci in considerazione.

Ci guardano gli anziani che vedono in noi un baluardo alle loro vite, una specie di pilastro di appoggio su cui piaccia o non piaccia dover contare, ci guardano i giovani per avere la speranza di quel passaggio di consegne di cultura, esperienza e risorse a cui tendono disperatamente e che nessuno sembra in grado di offrirgli. Noi invece, la generazione cerniera, quando ci guardiamo e quando pensiamo a noi stessi, ripercorrendo tutta questa nostra incredibile storia di cinquantenni, la riviviamo alle volte veloce come un lampo, alle volte lenta e interminabile, in un percorso di ricordi vissuti tra strettoie e passaggi culturali e sociali spesso di una complessità devastante, e vorremmo anche noi qualcuno che ci restituisse le nostre antiche e ingenue certezze, Ma di fronte a queste richieste sappiamo già ancora una volta che non ci è concesso tirarci indietro. E sappiamo soprattutto che proprio a noi, già sfiniti da una vita che forse ne include due o tre messe insieme, si prospetta il compito di trovare un passaggio, nella terra di mezzo ormai di nessuno, in grado di unire il nuovo con l’antico, di trovare le nuove regole funzionanti dell’economia e della società, di prendere per mano le nuove generazioni concedendogli spazi e possibilità per crescere, anche sacrificando le nostre stesse vite, carriere, ambizioni personali.

Noi, sempre troppo giovani da un lato e già un po' avanti con gli anni da un altro, spesso sfiniti e disillusi da mille esperienze, da continui alti e bassi a cui il mondo non ci aveva preparato, alle volte invisibili come fantasmi, alle volte troppo invadenti su ogni cosa, solido pilastro di certezze per molti tranne che per noi stessi, vissuti come abbiamo sempre dovuto fare tra un cambiamento e l’altro, tra una porta e la successiva del nostro personalissimo slalom esistenziale, dovremo metterci al servizio del cambiamento più di quanto non avevamo mai pensato che ci sarebbe potuto toccare, quando, a vent’anni, pensavamo che a cinquanta saremmo forse arrivati ormai vicini al momento di tirare i remi in barca. E invece i remi dobbiamo tenerli in acqua e nessuno sa per quanti anni ancora dovremo remare, anche se tutti sentono e intuiscono che non saranno certamente pochi.

E poi tirarci su le maniche per l’ennesima volta e portare avanti questa barca nella quale ci ritroviamo tutti ma dentro la quale, pur tra le nostre mille incertezze, spetterà ancora e solo a noi il compito di essere allo stesso tempo, che ci piaccia o meno, sia i rematori che i capitani.

 

di Eugenio Ferrari,
presidente Assoretipmi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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Pubblicato inNews
Giovani: incentivi fino a 150K per fare reti d'impresa in Toscana

fonte: PMI.it

Contributi alle reti di imprese giovanili attive nel turismo per la promozione di progetti di ricerca e sviluppo: incentivi fino a 150 mila euro.


logo toscana

 


"La Regione Toscana ha pubblicato un bando che prevede la concessione di contributi alle aggregazioni di imprese giovanili nel settore del turismo, al fine di promuovere gli investimenti nella ricerca industriale e sviluppo sperimentale: destinatarie degli aiuti sono le PMI giovanili raggruppate in reti di imprese che abbiano sede produttiva in Toscana.

Reti di impresa nel turismo

Le imprese beneficiarie dei contributi devono sviluppare nuovi progetti innovativi volti a favorire il turismo sostenibile e competitivo, iniziative inerenti alcuni specifici ambiti di attività: miglioramento della qualità della vita dei residenti e dei lavoratori del turismo, impatto dei trasporti, destagionalizzazione, conservazione attiva del patrimonio culturale, riduzione ed ottimizzazione delle risorse naturali con particolare riferimento all’acqua e del consumo di energia, riduzione dei rifiuti e migliore gestione del ciclo dei rifiuti.

Gli incentivi alle imprese consistono in prestiti non rimborsabili fino a un tetto massimo di 150 mila euro, con una quota di finanziamento regionale che può variare dal 50% all’80%. Le domande devono essere inviate dal 1 fino al 30 settembre 2012".

Il bando è pubblicato sul sito Rete Toscana

 

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Pubblicato inBandi
Emilia Romagna, Imprese: 180 milioni per il nuovo Programma Regionale

cesenatoday.it 14-06-2012

"180 milioni saranno disponibili per il nuovo Programma regionale attività produttive 2012-2015. Il Programma, che attua contestualmente anche il Programma regionale per la ricerca, l'innovazione e il trasferimento tecnologico (Prritt) 2012-2015, è stato approvato a maggioranza (astenuti Lega nord e Mov5stelle) dalla commissione "Territorio, ambiente, mobilità", presieduta da Damiano Zoffoli, e prevede una via prioritaria alle imprese che resteranno nelle zone colpite dal sisma nella concessione dei contributi.

 

Gli strumenti operativi all'interno del Programma (sei, più l'assistenza tecnica) sono: ricerca industriale e trasferimento tecnologico (Prritt), finanziato con 45 milioni di euro in tre anni; innovazione, qualificazione e responsabilità sociale delle imprese (36 milioni); finanza per la crescita e lo sviluppo delle imprese (30 milioni); internazionalizzazione per il sistema produttivo (42 milioni); sviluppo territoriale e attrattività (24 milioni); semplificazione, sviluppo digitale e partenariato (1,5 milioni); promozione e assistenza tecnica (1,5 milioni).

Il nuovo Programma pone al centro delle proprie azioni la realizzazione di un percorso di sviluppo basato su un sistema imprenditoriale innovativo e articolato su filiere, su un'ampia rete di centri di competenza e servizi per l'innovazione coordinati e coerenti con le specializzazioni produttive, su un sistema fitto di relazioni e di collaborazioni che rendano efficiente e attrattivo il contesto regionale, in grado di creare produzioni ampie, diversificate e complesse e di assicurare un'elevata qualità. L'obiettivo: quello di collocare l'Emilia-Romagna all'interno della strategia di Europa 2020 dando piena attuazione al patto per la crescita della Regione Emilia-Romagna, promuovendo un sistema dinamico e competitivo fondato sull'uso efficiente delle risorse e sulla circolazione di conoscenza, creatività e innovazione, assicurando elevata occupazione e qualità del lavoro.

Da un lato, quindi, si intende agire creando le condizioni affinché si rafforzino reti ed altre forme di aggregazione tra imprese in un sistema integrato di relazioni, coerentemente con le specializzazioni produttive (filiere/distretti produttivi) e guidate dai drivers della conoscenza, dell'innovazione e dell'internazionalizzazione. Dall'altro, promuovendo infrastrutture e servizi a supporto dei processi di crescita ed evoluzione del sistema imprenditoriale, che agiscano sulle leve dello sviluppo e dell'attrattività della finanza e del credito, della semplificazione dei processi di impresa.

Per quanto riguarda il Prritt (la sua attuazione è prevista all'interno del Programma), l'obiettivo generale è quello di rafforzare il sistema regionale dell'innovazione e della conoscenza, renderlo altamente dinamico e orientato alla specializzazione tecnologica e allo sviluppo della creatività. In questa direzione vengono identificati 6 obiettivi specifici: aumentare il grado di autonomia e proattività delle strutture di ricerca industriale e trasferimento tecnologico della Rete regionale dell'alta tecnologia, che dovranno operare in stretta relazione con le imprese, individuando nuovi percorsi di innovazione che valorizzino la conoscenza scientifica maturata nelle università, negli enti di ricerca e nei laboratori della rete; consolidare una governance efficace della Rete regionale dell'alta tecnologia, favorendo una migliore visibilità e accessibilità delle risorse della Rete, nonché un più efficace collegamento tra piattaforme tecnologiche e sistema produttivo; incrementare l'impegno nella ricerca e sviluppo e nell'innovazione delle imprese e rafforzare dal punto di vista tecnologico le principali filiere produttive regionali, sostenendo sia le imprese che maggiormente investono in ricerca e sviluppo, sia le nuove imprese a più alto contenuto tecnologico, in modo da rendere l'intera filiera più competitiva; accelerare i processi di diversificazione verso i nuovi trend di mercato nell'ambito delle filiere produttive regionali, in particolare verso gli obiettivi qualificanti individuati dalla strategia Europa 2020 e quindi allo sviluppo di tecnologie per affrontare i problemi della sostenibilità ambientale, dell'invecchiamento della popolazione, dello sviluppo della società dell'informazione, dell'inclusività e della qualità della vita; aumentare l'attrattività dell'Emilia-Romagna nell'alta tecnologia, nella ricerca, nel terziario avanzato e nei settori creativi, favorendo la nascita e l'insediamento di imprese giovani nei settori di alta tecnologia o del terziario avanzato, laboratori di ricerca, studi professionali in ambiti innovativi, in modo da rafforzare le filiere produttive regionali e generare crescita sostenibile e occupazione qualificata. Infine, incrementare la capacità del sistema regionale di accedere ai finanziamenti europei per la ricerca e l'innovazione, sia favorendo l'accessibilità per le pmi, sia rafforzando le eccellenze scientifiche e tecnologiche della Rete alta tecnologia integrandosi in maniera più significativa nelle reti europee della ricerca.

Durante il dibattito, Manes Bernardini (Lega nord) ha sollevato perplessità sui luoghi deputati a fare sistema, in particolare il tecnopolo di Bologna (ex manifattura tabacchi). A questo proposito, il consigliere ha auspicato "la sburocratizzazione delle procedure". Monica Donini (Fds) ha sollevato il tema della delocalizzazione delle imprese. Per la consigliera "occorre aiutare le imprese che investono e rimangono sul territorio. Per Tiziano Alessandrini (Pd) "c'è la necessità di fare sentire e fare comprendere al territorio e alle imprese la presenza delle istituzioni. Bene ha fatto la Regione - ha sottolineato - ha dare una risposta con questo programma". Sandro Mandini (Idv) ha auspicato maggiore attenzione alle ricadute economiche ed occupazionali dei programmi regionali. A questo proposito, il consigliere chiede di "rimodellare al meglio i futuri bandi". Per Palma Costi (Pd) "bene ha fatto la Regione a dare priorità alle zone colpite dal sisma: "Particolare attenzione - ha detto la consigliera - al tessuto produttivo della dialisi, importante dal punto di vista economico-occupazionale e sanitario". "Pochi i finanziamenti e troppa burocrazia" per Mauro Manfredini (Lega nord).

Sul tema della responsabilità sociale, Gian Guido Naldi (Sel-Verdi) ha chiesto "di valorizzare maggiormente la reputazione d'impresa all'interno del programma". Anche Damiano Zoffoli (presidente della commissione Territorio, ambiente e mobilità) ha sottolineato la necessità "di una maggiore responsabilità sociale: cardine del nuovo sviluppo". Infine, Franco Grillini (presidente della commissione referente, la Politiche economiche) ha auspicato "attenzione al digitale, fonte di sviluppo economico", e "fondi alle sole imprese che restano sul territorio". Giovanni Favia (Mov5stelle) è intervenuto per chiarimenti sui tempi necessari a rendere operativi i capannoni delle imprese".

A cura della Redazione di Cesena Today

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