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Città e Territori intelligenti attraverso le Reti d’Impresa ( Social Building per le Smart Cities )

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Città e Territori intelligenti attraverso le Reti d’Impresa ( Social Building per le Smart Cities )

Una interessante intoduzione al tema delle Smart Cities e del Social Building scritta per ASSORETIPMI da Luca Biancucci , Architetto urbanista nostro associato,  Ideatore della Rete d'Impresa 2020CityPlus.

 

La crisi economica che sta stringendo il nostro paese produce (tra le altre) diverse incognite nel settore immobiliare-edilizio con drammatiche ricadute nella galassia di indotto che ruota intorno al settore stesso.

Credo che oggi siamo all’anno zero, bisogna rigenerare il settore con proposte e idee progettuali pensate per sviluppare e riqualificare - in termini intelligenti - le nostre città e i nostri territori. Al di là di questi concetti è giunto il momento di ripensare l’approccio imprenditoriale al settore.

Bisogna ripensare ad un approccio multidisciplinare sia in fase di pianificazione che progettazione. Bisogna lavorare in rete, secondo la logica del networking, consapevoli del fatto che solo con la capacità di fare rete e attirare finanziamenti, la condivisione degli interessi e delle competenze è possibile far crescere le idee e farle diventare progetti concreti, innovativi e sostenibili.

Tutto quanto sopracitato deve anche essere accompagnato dalla capacità di internazionalizzare la propria attività imprenditoriale. Oggi l’internazionalizzazione deve diventare un obiettivo nel medio periodo e - soprattutto per le piccole e medie imprese – raggiungibile mettendosi in rete con possibilità di fare massa critica ed allargare la propria base di opportunità lavorative.

Le parole chiave del presente e del prossimo futuro sono riferibili ai Social Building ed alle Smart City. Di seguito proverò (sinteticamente) ad inquadrare le tematiche.

Possiamo definire il Social Housing quale offerta di alloggi e servizi per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato (per ragioni economiche o per l'assenza di un’offerta adeguata). In pratica, la fornitura di alloggi sociali comprende lo sviluppo, la locazione/vendita e la manutenzione di abitazioni a prezzi accessibili compresa la loro assegnazione e gestione. Il mix sociale di alloggi e servizi costituisce in particolare la base su cui si fonda il lavoro di recupero di aree degradate delle nostre città, oltre che sotto il profilo urbanistico-edilizio, dal punto di vista della vitalità urbana. La scarsità di soluzioni abitative accessibili ai giovani – per esempio – ne ha innescato fenomeni di espulsione dal tessuto cittadino: promuovere l'innovazione abitativa e lavorativa costituisce quindi un investimento nella riqualificazione e nella capacità di rigenerarsi dei nuclei urbani. In Italia nel 2008 la legislazione ha introdotto concetti innovativi riferibili a questo tema, attraverso una logica contrattuale e di scambio urbanistico finalizzata all’attuazione dell’edilizia residenziale sociale che viene ora riconosciuta come standard urbanistico aggiuntivo, ovvero dotazione territoriale della città.

In Europa esiste un problema legato all’inaccessibilità al bene-casa. I cittadini europei spendono in media più di un quinto del loro reddito per l'edilizia residenziale. In rapporto alla percentuale degli alloggi sociali in locazione rispetto al patrimonio abitativo totale, risulta come il Paese europeo con la più alta dotazione di abitazioni sociali (32%) siano i Paesi Bassi, seguiti da Austria (23%) e Danimarca (19%). Nel Regno Unito e in Svezia, Francia, Finlandia esiste un settore relativamente ampio di edilizia sociale e pubblica. Oppostamente, la Grecia rappresenta un caso particolare in cui il social housing è previsto solo nella forma di alloggio a basso costo di vendita. Nella maggior parte dei paesi dell’Europa centrale e orientale si hanno quote estremamente basse di alloggi in locazione sociale, con l’eccezione della Repubblica Ceca e della Polonia. In questo contesto, l’Italia si attesta appena al di sopra del 5%.

Perché si parla di Smart City ? Si intende spiegare come il fenomeno delle Smart Cities non sia una nuova moda ma una vera necessità anche e soprattutto in riferimento all’aumento della popolazione mondiale e urbana. Oltre a ciò si deve considerare che le città consumano il 75% dell’energia mondiale, producono il 75% dei rifiuti e sono responsabili dell’80% di emissioni di CO2.

Una città quindi è Smart quando adotta soluzioni tecnologicamente avanzate che, tuttavia, non devono mai essere fini a se stesse, ma devono servire a risolvere problemi reali. Ma una città è Smart anche quando investe su attività Innovative e di Ricerca per attirare capitali economici e professionali. E' Smart quando favorisce tra i suoi abitanti collaborazione, inclusione e tolleranza. Una città Smart, in definitiva, crea proprio le condizioni (di governo, infrastrutturali e tecnologiche) per produrre innovazione sociale, per risolvere problemi sociali legati alla crescita, all'inclusione e alla qualità della vita attraverso l'ascolto e il coinvolgimento di cittadini, imprese e associazioni.

In conclusione bisogna ri-approcciarsi al progetto attraverso il concetto di Smart City, con metodo multidisciplinare, dove l'architetto è nodo di una rete professionale che propone progetti intelligenti, sostenibili e inclusivi. Le nuove condizioni del mercato devono servire a riconsiderare le modalità progettuali, i materiali, le tecniche costruttive e di gestione delle opere edilizie. Il settore dell’edilizia (anche sociale) è oggi di fronte a una duplice sfida: da un lato, rispondere alle crescenti esigenze abitative non soddisfatte dal mercato, dall’altro, rispondere al drammatico quadro dei piani di austerità finanziaria. Solo un nuovo approccio di partenariato tra pubblico e privato potrebbe rappresentare la via maestra per il rilancio delle politiche abitative.