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Fare qualità nelle reti di imprese

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Fare qualità nelle reti di imprese

Finora mi pare che il dibattito sul significato della qualità, e su come questo viene declinato nel contesto delle reti di imprese, non si è ancora incanalato su di un binario sicuro ed univoco.

Ed è per questo che ci proponiamo di avviare una discussione sull’argomento, anche allo scopo di arrivare ad una teoria accettata, che dia origine ad una prassi normale all’interno delle reti.

Sgombriamo subito il campo da una prima apparente contraddizione tra la qualità, come essa viene perseguita dall’impresa (nel nostro caso le imprese associate nella rete), e quella certificata da un organismo esterno alle imprese.

Appartengono alla prima categoria tutte quelle attività e procedure, che, il più delle volte, nascono spontaneamente nelle imprese, e che rispondono ad esigenze di necessità quali quelle del reperimento delle risorse, della esplicitazione dei processi per ottimizzarne la ripetitività ed, infine, quelle relative ai prodotti, che si perseguono sulla spinta delle richieste (proteste) dell’utente finale.

Tutto ciò di solito è privo di sistematicità e si sviluppa lungo linee di stratificazione successiva, che non sempre garantiscono coerenza di insieme, ma obbediscono all’ultima sensibilità aziendale in ordine cronologico.

La certificazione della qualità, invece, si realizza quando allo spontaneismo, più o meno articolato degli interventi endogeni alle imprese, si affianca e, a volte, si sostituisce l’approccio scientifico- sistematico- organizzativo della descrizione e normazione delle attività e caratteristiche che una persona, un processo, un prodotto devono avere perché si possa conseguire il riconoscimento a quella persona, quel processo, quel prodotto di corrispondere ad uno standard riconosciuto ed esplicito di qualità.

Un secondo tema è l’apparente conflitto che sembra sorgere, in tema di allocazione di risorse, tra la qualità e gli investimenti in R&S.

A tal proposito, vorrei riportare un colloquio avuto di recente con un amico, il dott. Giuseppe Greco, ex CEO di Lamborghini e presidente di Ferrari USA: “Mi riporti indietro di 40 anni (ebbene sì, sono tanto vecchio da poter ricordare esperienze risalenti a quell’era geologica). Si parlava allora di qualità sostenibile, quasi che fosse un equivalente della modica dose di droga che si può concedere al consumatore di quelle sostanze.

E mentre la grande azienda italiana, per la quale lavoravo all’epoca, discuteva di costi di garanzia da ridurre, le altre grandi concorrenti nel settore, prima in Giappone, poi in America ed in Europa (Germania), approcciavano la qualità non come costo alternativo alla R&S, o ad altri momenti organizzativi gestionali aziendali, ma come un modo di essere olistico, che pervadeva tutto l’essere e l’operare dell’impresa.

In campo industriale, chiunque può giudicare chi abbia vinto la scommessa della qualità e, in definitiva, del successo aziendale.”

Ritornando al campo delle reti, nella sua ultima accezione del contratto delle reti di imprese, il discorso da una parte è più semplice, perché la formulazione della norma sembra ricalcare la definizione di qualità, quando recita che “la definizione degli obiettivi strategici di innovazione e di innalzamento della capacità competitiva dei partecipanti e le modalità concordate tra gli stessi per misurare l’avanzamento verso tali obiettivi” diventano elementi necessari nel contratto, che si stipula.

Il tutto si complica quando si entra nella natura stessa delle reti di imprese, che comporta non solo la condivisione degli obiettivi, ma anche la partecipazione attiva dei soggetti costituenti la rete in tema di organizzazione, processi produttivi e prodotti finali o intermedi.

Come si può garantire ai portatori di interesse, all’interno della rete ed al suo esterno, quali gli utilizzatori finali delle sue attività, che le persone che gestiscono la rete, l’organizzazione dei suoi processi, originali e diversi da quelli dei suoi partecipanti, la misurazione dello stato di avanzamento dei suoi processi di integrazione e l’ottenimento dei suoi obiettivi siano conformi a quanto sperato dai partecipanti alla rete e alle loro scelte di mettersi insieme?

Ecco dove il concetto di qualità trova la sua applicazione, che, per essere effettiva, deve essere espressa, condivisa e misurata.

E’ mia opinione che il gestore della rete, sia esso una persona ovvero un organo collegiale dei partecipanti, svolge un ruolo principe nell’implementazione della qualità nell’organizzazione, nei processi e nei prodotti di rete, nell’opera di diffusione di questa nelle organizzazioni, processi e prodotti delle imprese partecipanti, oltre che nella valutazione delle attività e delle misurazioni dei risultati, che sono necessarie alla conferma delle scelte di associazione o alla modifica delle stesse.

Uno dei nostri primi obiettivi, come Comitato Reti di Imprese di AICQ,  è di aprire una discussione per arrivare a definire i parametri della qualità nei processi specifici della rete, che, pur partendo dai principi ispiratori di una qualità certificata, si pongano quali elementi propedeutici a questa ed, al limite, in grado di esplicare la loro funzione anche in assenza di questa.

 

Eugenio Ferrari, coordinatore Comitato Reti di Imprese AICQ

 

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