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MANTOVA, reti di imprese e fusione tra piccoli comuni per ricostruire l’economia

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MANTOVA, reti di imprese e fusione tra piccoli comuni per ricostruire l’economia

FONTE: gazzettadimantova.gelocal.it

07 gennaio 2015

 

Le ricette di Cgil, Cisl e Uil per l’uscita dalla crisi: «Iniziare da Castel Goffredo» Le sfide sono il macello di Bagnolo San Vito e le fusioni dei piccoli Comuni

 

Ripartire dai punti di forza del sistema industriale, e dunque Iveco, Berman, Marcegaglia e dalle aziende che esportano. Rilanciare il distretto della calza di Castel Goffredo trasformandolo in una filiera produttiva: al posto di tante aziende che fanno la stessa cosa, puntare sulla sussidiarietà per creare una sorta di maxi-azienda in grado di coprire tutto il ciclo produttivo senza sovrapposizioni e diseconomie. Non solo: Valdaro non può essere un progetto abbandonato con la messa in liquidazione della Spa e l'agroalimentare deve trovare una strada per sviluppare processo e prodotto. A fronte di tutte le difficoltà, i sindacati fissano alcuni punti fermi su cui puntare per impostare una svolta. Perché, è la tesi di Cgil, Cisl e Uil, se nel 2015 il sistema industriale non si darà un nuovo assetto, difficilmente potrà cogliere eventuali futuri spazi per la ripresa relegando Mantova ad un ruolo ancor più marginale.

Ripartire da qui.

«Io penso - è il parere di Dino Perboni, della segreteria Cisl - che Mantova abbia alcuni cardini. Mi riferisco all'Iveco, alla Berman, alla Marcegaglia, alle aziende dell'Alto Mantovano che hanno forza e qualità per essere protagoniste all'estero. Queste realtà, che in qualche caso hanno fatto segnare un fisiologico calo, devono rappresentare un punto fermo. Allo stesso modo io sono dell'idea che andrebbe rilanciato il Centro ricerche della Versalis, un'altra delle realtà che funzionano bene. Il Centro ricerche, che ha un ruolo importante a livello nazionale, va agganciato all'università: solo così se ne può garantire l'ulteriore sviluppo, contando su nuove energie». Il sistema produttivo mantovano, in un anno orribile, ha comunque lanciato un paio di segnali incoraggianti. Il primo è quello del Macello di Bagnolo San Vito, il secondo è quello della Ldt, la ex Levante di Castel Goffredo. «E' di vitale importante - spiega Massimo Marchini, segretario della Cgil - che gli istituti di credito approvino il piano industriale con l'affitto del ramo d'azienda del macello. Ci sono in ballo duecentocinquanta posti di lavoro e le banche devono assumersi la responsabilità di sostenere l'iniziativa. Quanto alla Lvt, ex Levante, il caso è simile. L'azienda è ripartita con l'affitto del ramo d'azienda e ora vanno create le condizioni perché la nuova società acquisti il marchio ed i macchinari per dare un futuro all'azienda. Già il fatto che la produzione sia ripartita, infatti, è un segno che gli spazi di mercato ci sono».

Castel Goffredo.

Tra cassa integrazione, contratti di solidarietà e chiusure, il distretto è in seria difficoltà. Secondo Perboni e Marchini, la struttura produttiva può e deve essere ripensata. «In Germania - è la tesi di Perboni - a questo cambiamento sono già arrivati. È inutile che ci siano tante aziende che fabbricano la stessa cosa, va costruita una filiera in cui ciascuno faccia una parte della lavorazione. Ecco allora che vanno perseguite aggregazioni di filiera per creare una massa critica in grado di farsi valere con maggior forza anche all'estero». «La politica nazionale e quella comunitaria - è l'opinione di Paolo Soncini, della segreteria Uil - devono dare un segnale importante, varando politiche che favoriscano le aggregazioni. Questo non risolverebbe certo il problema del mercato interno ma, intanto, darebbe nuova forza alle imprese che, dunque, garantirebbero maggiore tenuta anche qui». «Stiamo lavorando - aggiunge Marchini - ad un tavolo con il sindaco di Castel Goffredo in modo da coinvolgere il ministero dello sviluppo in vista di politiche industriali che incentivino l'innovazione».

Il pubblico.

Il rilancio dell'economia nel 2015, è opinione comune tra i sindacati, deve passare anche dal rilancio degli investimenti pubblici. «Ci deve essere una svolta - auspica Perboni - e devono ripartire gli investimenti sulla viabilità e sui trasporti». «Certo - ribadisce Soncini - In assenza di una vera inversione di rotta l'economia si avviterebbe su se stessa. Non dimentichiamoci che quando si parla di investimenti pubblici non bisogna considerare solo l'appalto ma anche l'indotto». L'idea di Perboni è che i Comuni dovrebbero sfruttare le opportunità delle fusioni: «Solo mettendosi insieme possono tornare ad investire». (e.c.)

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