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Perchè FARE RETE ? Perchè, passata la crisi, nulla sarà più come prima

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Perchè FARE RETE ? Perchè, passata la crisi, nulla sarà più come prima

di Eugenio Ferrari,

presidente ASSORETIPMI

 

Ogni giorno ci ritroviamo a discutere, qui e altrove, del PERCHE' FARE RETE, e ci rendiamo conto che il dibattito pare essere sempre ancora all'inizio.

Ogni giorno ci ritroviamo con post e commenti dove spesso dominano ancora lo scetticismo e la frustrazione: il primo da parte di chi liquida rapidamente la RETE come "qualcosa che in Italia non può funzionare", il secondo magari per qualche tentativo non andato a buon fine (stando almeno a quanto viene scritto).

Ogni giorno noi ricominciamo la nostra "missione" di divulgatori che, armati di pazienza ma anche attenti a quanto ci viene raccontato, portano avanti questo difficile percorso di diffusione del FARE RETE, in una strada quasi sempre in salita, faticosa, senza scorciatoie, ma a nostro parere anche senza alternative.

Agli uni e agli altri, gli scettici e i frustrati, mi piacerebbe ricordare, facendo un salto nel tempo e andando per astrazione, quanto deve essere stata lunga e difficile la strada delle prime cooperative e dei primi consorzi, in fondo altre forme di reti ancora attuali ma nate in tempi, economicamente parlando, ormai antichi. Anche per questi pionieri delle aggregazioni tra piccolissimi imprenditori e produttori, l'inizio non sarà stato semplice. Anche loro avranno incontrato ostacoli di vario genere, scetticismo e difficoltà relazionali e sociali da superare prima di affermarsi e trovare la loro strada, se l'uomo è da sempre quello che è.

Poi però ci sono i fatti sociali, le guerre, le carestie, le alluvioni, i disastri ambientali che, in determinati momenti storici, accelerano e favoriscono lo svilupparsi di nuove metodologie di intraprendere anche attraverso lo sviluppo di nuove forme di alleanze, perchè è nella natura dell'uomo ricominciare a intraprendere sempre e comunque, e ancor di più, paradossalmente, quando ci sono maggiori difficoltà.

E scusate, ma cos'altro è se non un disastro socioeconomico oltrechè ambientale quello nel quale ci ritroviamo ? Non ho usato il solito riferimento “post bellico” per rispetto a chi ha veramente sostenuto una guerra, ma la situazione non è molto diversa. Basta guardare le cifre della disoccupazione e la mortalità delle imprese, basta guardare i servizi sui poli produttivi e industriali ormai desertificati, al sud come al nord, basta guardare il tasso dei consumi precipitati anche sugli alimentari.

Poi c'è il fattore TEMPO, che è forse il problema principale. Ogni giorno, mentre ci raccontano o che la crisi “l'abbiamo già lasciata alle spalle” o che “sta per essere varato un nuovo piano anticrisi”, non si fa altro che assistere alla morte di altre imprese, altre centinaia di lavoratori lasciati a casa.

Il tempo non perdonerà a nessuno questo ritardo spaventoso che stiamo accumulando nel prendere nuove decisioni, nel trovare nuove strade, nell'intraprendere soluzioni diverse. Una volta ci sorreggeva anche la speranza, oggi l'illusione, della ciclicità delle crisi. Si diceva che di crisi ce ne sono sempre state e che poi, ciclicamente, lasciavano il passo a periodi positivi, c'era la “ripresa” e ricominciava anche la crescita. Ed effettivamente era così. Ma oggi, con il crollo della domanda interna, il crollo anche della scolarità, il basso tasso degli investimenti nella ricerca, e lo scenario internazionale completamente mutato rispetto ad un passato anche recente, nessuno osa nemmeno più fare questi discorsi.

A mio parere esiste un solo punto certo. Che quando sarà passata, se passerà, questa crisi, NULLA SARA' PIU' COME PRIMA. E che la strada del FARE RETE per quanto irta di difficoltà, complessa e articolata, ancora infinitamente lunga e quasi sempre in salita, è, a mio parere, l'unica vera alternativa che ci si prospetta, per quanto ancora imperfetta, e ancora circondata da diffidenza e scetticismo da parte di molti, ancorati ai soliti vecchi schemi e modelli di sviluppo. 

Per i quali, in fondo, la risposta è di una semplicità disarmante, non si deve fare altro che ribaltare i termini della questione e chiedere, rivolgendosi a quanti liquidano la RETE come qualcosa che “in Italia non può funzionare”, qual'è l'alternativa all'aggregazione che noi proponiamo soprattutto a sostegno delle nostre PMMI. Qualcuno ci indichi altre strade, più efficaci e più efficienti, e realisticamente percorribili con investimenti limitati, e noi ne prenderemo atto.

Ma se lo chiedete, così come facciamo noi molto spesso nei nostri tanti eventi e convegni, non ci sarà nessuna risposta, perchè oggi in Italia, al METTERSI IN RETE CON ALTRE IMPRESE, non ci sono alternative, e il FARE RETE si presenta realisticamente sempre di più come l'unica possibile soluzione per sconfiggere la crisi e ripartire, magari, perchè no, ancora più forti di prima, ancora più forti di quello che noi stessi pensavamo di essere.

 

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